Il Blu è un colore caldo

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La Vita di Adele è un bellissimo film e la Graphic Novel da cui è tratta la pellicola non è da meno. Purtroppo in Italia se n’è parlato spesso, se non solamente, per le scene di sesso, ma ci sarebbe tanto di cui parlare. Le differenze fra le due opere sono molte, ad iniziare dal nome della protagonista: Clementine nella Graphic Novel e Adele nel film.

Uno degli aspetti interessanti della pellicola  sono le due vite di Adele (o i due capitoli come nel titolo completo “La vita di Adele, Capitoli 1 & 2)
La vediamo alle prese in situazioni simili, prima e dopo essersi innamorata di Emma. Le manifestazioni (contro il governo la prima, il Gay Pride la seconda), l’incontro con gli amici all’indomani di un appuntamento amoroso, il sesso.
La Clementine del libro invece ripercorre tutti i passaggi di una ragazza che scopre la propria omosessualità, e le conseguenze principali che ciò comporta vivendo in provincia, negli anni 90. Nonostante tutti gli stereotipi del tema trattato,  l’autrice riesce a non essere mai banale, fino alla fine. I finali delle due opere sono comunque totalmente differenti. Strano, infine, che si impieghi meno tempo per leggere il libro che per vedere il film.

Li consiglio entrambi, ma do 5 stelle solo alla graphic Novel e alle protagoniste della pellicola. Al Film invece ne do 4, di stelle, nonostante mi abbia fatto scoprire questa bellissima canzone

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L’Apparenza Inganna

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L’apparenza inganna, ma non nel cinema italiano, dove basta vedere la locandina di una pellicola e leggere i nomi del cast per capire già che film stai per vedere. Perché i film italiani, sembrano tutti gli stessi. Gli attori non recitano, mettono in scena i propri tic. Marchette che vengono riproposte per intere decadi, a variare è solamente il contesto, come nel gioco delle 3 carte. Un po’ di Scamarcio di qui, una Mezzogiorno di là, un tocco di Silvio Orlando..etc etc

 

Perché uno dovrebbe preferire andare al cinema per vedere un film italiano piuttosto che restare comodo sul divano e rivedere lo stesso film, con un titolo diverso? A meno che non sia un film di Zalone. American Hustle è la pellicola che spiega meglio di qualsiasi critico cinematografico, antropologo (o blogger) quello che intendo: il degrado della recitazione nel cinema italiano. Tutti gli attori, da Amy Adams  a Louis C. K. , senza dimenticare la superlativa Lawrence, interpretano dei personaggi che si discostano totalmente dai ruoli che hanno sempre interpretato o che li hanno resi famosi. Si rimettono  in discussione e lo fanno benissimo.

 

Non è un caso che i riconoscimenti, importanti vadano ai film italiani che invece portano sul grande schermo la cruda  realtà delle società e  delle città italiane, mostrandole così come la conosciamo, spietate, senza inganno. Santo Gra e La grande bellezza. Entrambi ambientati in una pazza Roma. Bisognerebbe anche analizzare un altro aspetto. Il ridicolo incasso che queste pellicole hanno ottenuto ai botteghini italiani. Mi piacerebbe dire che questa è un’altra storia, ma in effetti è il problema principale. Gli italiani non vanno a vedere i film italiani al cinema, e in Italia non vengono fatti film che gli italiani vorrebbero vedere al cinema.

 

Nonostante si sprechino parole quali “capolavoro” nelle stesse identiche interviste per gli stessi soliti attori e registi che Fazio ci ripropone da più una decade. Quella ormai è Apparenza, e l’apparenza si sa, spesso, inganna.