Sognando Don Draper

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Guardando Madmen, uno spettatore pretenzioso corre il rischio di andare in estasi. C’è chi fin dal pilot si accorge del potenziale della serie e non riesce a non pensare al capolavoro, per descrivere l’opera di Matt Weiner, temendo allo stesso tempo che niente potrà mai raggiungere quel livelli di scrittura.
C’è invece chi impiega più tempo ad entrare in sincronia con il ritmo di Mad Men e pur non sbilanciandosi in giudizi affrettati ne intuisce il potenziale, ma è indeciso se si tratti di un prodotto sopravvalutato dai più, di una normale serietv degli anni zero di livello medio alto o della famosa “cacata pazzesca”.
Fra questi, alcuni abbandonano quasi subito e altri danno fiducia ai propri opinion leader di serietv venendo pian piano catturati dalla macchina (perfetta) creata da Weiner.
Mancano pochi giorni alla Season Premier della stagione conclusiva di Mad Men. Dopo 8 anni di attese il sogno/incubo di Don Draper arriverà alla sua conclusione e con le prime giornate calde di Maggio, quando andrà in onda il final Season, ci sveglieremo con un senso di vuoto lasciato da Don Draper e Company. I più ottimisti magari sperano di non essere abbandonati totalmente da Weiner e sognano una serie spin off su Sally Draper, but..that’s a talk for another time
C’è poi chi, nella nostra penisola, ha sognato di essere Don Draper: Stefano Accorsi.
Per il secondo anno consecutivo, con la primavera arriva una nuova serietv di qualità SKY. Dopo Gomorra e Romanzo Criminale è il turno di 1992, anch’essa basata su fatti veri, però non vera, basata su storie di personaggi realmente esistiti, ma comunque un’opera di fantasia. 1992 strizza l’occhio alle serie prodotte negli States e in UK e senza alcun dubbio nulla ha che spartire con le varie produzioni poliziesche/biografie/sportive/religiose di mamma Rai e zia Mediaset.Detto questo però, I difetti dei prodotti di punte di SKY però restano quasi tutti.
Innanzitutto, l’affidare la regia ad una sola persona. È mai possibile che in Italia non esista l’eventualità di un turn over alla regia, consentendo a diversi bravi registi  (e ne avremmo) di mettere il proprio talento e professionalità a disposizione di un prodotto di punta? In Gomorra a dire il vero si sono (per fortuna) alternati all’onnipresente Sollima altri registi, ma a farne le spese è stata soprattutto la sceneggiatura verticale. Troppe storie nate, sviluppate e concluse in un unico episodio. Il punto di forza di 1992 è sicuramente la storia corale. Nei primi episodi si sono sviluppate le storie di diversi personaggi interessanti, anche se il meno credibile di tutti purtroppo è proprio uno dei protagonisti principali (e produttore) della serie.
Risulta impossibile, guardando il pubblicitario interpretato da Accorsi, non pensare che sia stato ispirato da Don Draper. Ma non è lo stesso venditore, non è lo stesso padre divorziato che ha rapporto occasionali con ragazze poco più grandi di sua figlia (che inutile dire nulla c’entra con Sally), non è lo stesso sociopatico talentuoso interpretato da un vero attore talentuoso come Jon Hamm.
Chi in questi ultimi anni è stato abbagliato dalla bellezza di Mad Men, quando si trovava nella fase di evangelizzazione della serie, per spiegare agli amici l’ambientazione di quella New York degli anni ‘60 quando i pubblicitari rivoluzionarono sotto gli occhi di tutti – mentre pochi se ne accorsero veramente – la società civile americana, usava citare la Milano dei fine anni ‘80 inizi anni ‘90, sì: Pubblitalia.
Nel momento in cui quindi si è saputo della realizzazione di 1992, l’attesa era davvero tanta. Il difetto maggiore rimane comunque l’avere, per l’ennesima volta, realizzato un prodotto che è un fritto misto fra storia vera (i nomi dei “personaggi” Di Pietro, Dell’Utri ecc.) e fatti di finzione. Ma perché? Cosa sono, dei mockumentary? Poi sicuramente, nonostante il tentativo di realizzare una storia corale, molto personaggi sono solostock charachter al limite dello stereotipo. Non è sicuramente la solita fiction italiana, ma io starei ‘schiscio’ prima di gridare, ancora, al Nuovo Miracolo Italiano.

Stay Angry, Stay Kind

Un altro post Su Pulp fiction? Cosa ci sarà mai da aggiungere? Su questa pellicola, in vent’anni ho letto di tutto. Negli anni 90 ho comprato diversi saggi, letto e riletto la sceneggiatura. Negli anni zero ho trovato migliaia di  trivia sul web. Con il DVD mi sono potuto godere gli extra, vedere il backstage, la scena tagliata di Vincent Vega e Mia Wallace. L’unico problema, almeno nel dvd italiano, era che i sottotoli erano fatti malissimo. Non era proprio possibile vederlo in lingua originale, erano presenti solo quelli in italiano tra l’altro. Oggi, finalmente, ho potuto vedere Pulp Fiction in lingua originale con i sottotitoli in inglese.
Ogni film andrebbe visto così. In questo modo, vedo i film e le serie Tv da anni.
Aver visto Pulp Fiction almeno un centinaio di volte, ma mai  in lingua originale, era un peso troppo grande da poter sopportare. Conoscendo tutto il film a memoria non ho avuto il problema di capire il significato di certe battute. Mi è sembrato strano però sentire per ben due volte la parola Pepsi. Quindi, dopo la visione, ho rivisto le due scene dove viene citata:

LanceBut this one,is a fuckin’ madman.
VincentRemember, I just got back from Amsterdam.
LanceAm I a nigger? Are we in Inglewood? No. You’re in my home. Now, white people who know the difference…between good shit and bad shit, this is the house they come to.
Now, my shit, I’ll take the Pepsi Challenge with that Amsterdam shit…any old day of the fuckin’ week. VincentThat’s a bold statement.

JulesWhat is a miracle, Vincent?
VincentAct of God.
JulesAnd what’s an act of God?
VincentWhen, um, God makes the impossible possible. But this morning…I don’t think qualifies.
JulesHey, Vincent. See, that shit don’t matter. You’re judging this shit the wrong way.
It could be God stopped the bullets, changed Coke to Pepsi, found my car keys. You don’t judge shit like this based on merit.

Nella prima scena, nell’edizione italiana, la Pepsi è sparita. Ma andiamo con ordine:  Lance (Eric Stoltz) è pronto a sfidare la roba di Amsterdam con la Pepsi Challange. Il riferimento era a un’iniziativa adottata dalla Pepsi dagli anni 70. Veniva chiesto a dei passanti di gustare  due bevande alla cieca, Pepsi e Coca Cola.  e di indicare la preferenza
Voleva dimostrare che se non si era condizionati dal sapere quale delle due bevande fosse la Coca Cola gli assaggiatori avrebbero preferito la pepsi. La seconda citazione della Pepsi è alla fine del film. Anche se  cronologicamente parlando succede prima che Vincent (John Travolta) acquisti l’eroina da Lance.

Qui Jules (Samuel L Jackson) dice che può essere stato Dio ad aver fermato quei proiettili, ad aver cambiato la Coca in Pepsi
Beh, cosa succederà dopo è chiaro a tutti. Jules pensa che sia un segnale divino e quindi si ritira. Vincent, che non la pensa allo stesso modo, verrà ucciso a casa di Butch (Bruce Willis). Quando noi ascoltiamo Jules fare quel discorso sappiamo già che Vincent sarà ucciso. Diamo quindi ragione a Jules, che secondo noi ci aveva visto giusto. Quello era da interpretare come un segnale.
It could be God stopped the bullet
Jules però non si ferma a questo. Dice anche che, secondo lui, “It could be God …changed Coke to Pepsi” Ma se “coke” è la cocaina, come chiama l’eroina Lance? La Pepsi. E chi scambia la Coca per l’eroina? Mia Wallace (Uma Thurman). Se non avesse scambiato l’eroina per la coca non sarebbe andata in overdose, e la sua serata con Vincent sarebbe potuta finire in tutt’altro modo. Vincent ha provato ad autoconvincersi in bagno che avrebbe dovuto salutare Mia, concludere lì la serata, andare a casa e farsi una sega. Sapeva che era una questione morale e di lealtà. Ma ci sarebbe riuscito se non avesse visto Mia Wallace in overdose per aver scambiato l’eroina per la coca? Lui ha continuato a fare il gangster per Marsellus Wallace, nonostante il segnale divino, i proiettili “fermati” da Dio.
C’era stato anche un altro segnale, che Vincent non ha colto. C’era stata una predizione. Cosa gli dice Jules? “It could be God… changed Coke to Pepsi” Questo ci dice Tarantino tramite Jules. Noi sappiamo che non aver interpretato quel segnale come divino avrà conseguenza la morte di Vincent. Quei segnali, perché sono due: i proiettili e l’aver scambiato la coca con l’eroina.
Ora, quante possibilità ci sono che questa interpretazione sia corretta?
Una? Nessuna? Centomila? Anche fosse solo una,  non avresti mai potuto saperlo guardando il film doppiato in italiano. La sceneggiatura più innovativa degli ultimi 50 anni viene cambiata dalla direzione del doppiaggio italiano come se niente fosse, con troppa leggerezza forse. Questa, come tutti i film e le serie tv che escono in Italia. La cosa più assurda, infine, è comprare dei DVD e Blu Ray che non includono spesso i sub in inglese o con dei sottotitoli pessimi, fatti da persone che hanno percepito una retribuzione per quel lavoro, mentre in rete trovi dei sottotitoli fatti da ragazzi “dilettanti” ma che curano ogni minimo dettaglio e lo fanno per passione, gratuitamente, quotidianamente, per gli altri. Senza chiedere nulla in cambio.  Questa forma di gentilezza forse è da interpretare come un intervento divino, per ricordarci che la gentilezza è sottovalutata.
Stay Agry, stay kind

Alla vecchia maniera (Old Fashioned)

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Old fashioned. Un cocktail storico, del XIX secolo. Vecchio quasi quanto gli Stati Uniti d’America, dove è stato inventato. Per gli amanti delle date, 1881, Louisville (Kentucky).

INGREDIENTI

Bourbon, zolletta di zucchero, bitter angostura, soda water. Guarnizione Buccia d’arancia

Per la preparazione

Ghiaccio, bicchiere old fashioned, muddler (o cucchiaino), jigger (o misurino)


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Preparazione del cocktail

Mettere una zolletta di zucchero In un bicchiere tipo old fashioned e impregnarla con 3 gocce d’angostura
Versare un po di soda water, va bene anche l’ acqua gassata, e con un muddler o un cucchiaino pestare bene lo zucchero fino a quando non si scioglie completamente. In modo che non ci siano più grumi.
Mettete 2 cubetti di ghiaccio nel bicchiere e versate 1/2 Oz (1.5 cl) di bourbon.
Girare bene in modo che il liquore inizii a diluirsi. Aggiungete un altro cubetto di ghiaccio, versate nuovamente 1/2 Oz di bourbon e girate ancora un po.
Ripetere l’operazione per una terza volta
Tagliate 2 bucce d’arancia con un coltello ed eseguite un twist delle bucce nel bicchiere , in modo da sprigionare le assenze delle arance e farle depositare nel cocktail
Mettete le bucce dentro il bicchiere…annusate…e potete gustarvi un old fashioned fatto alla vecchia maniera

Piccole varianti
A seconda del bourbon che utilizzerete potete apportare delle piccole variazioni. Se usate il Jim Beam, essendo molto dolce, potreste mettere un paio di gocce in più di angostura.
Magari potete pestare anche una buccia d’arancia con lo zucchero e l’acqua. Se usate invece un bourbon con una gradazione elevata come il Wild Turkey 101 versate un po più di Soda Water. Per bourbon come il woodford reserve bastano anche solo 2 gocce d’angostura….un bourbon così particolare si gusta anche senza troppe aggiunte
Che chi usa anche la buccia di limone oltre a quella d’arancia, chi invece non solo guarnisce con una ciliegia al maraschino, ma usa anche il liquido del barattolo in aggiunta alla soda water. Infine c’è anche chi pesta le bucce d’arancia, bucce di limone e ciliegia insieme con lo zucchero e alla fine aggiunge altra acqua.
Se volete bere un ottimo Old Fashioned rassegnatevi, dovete preparararvelo voi a casa. Pochi bartender riusciranno a farvi un old fashioned che soddisfi pienamente le vostre aspettative.
Negli States c’è chi si tramanda la ricetta di questo cocktail di padre in figlio. È un drink piuttosto semplice da preparare ma non va sottovalutato ogni minimo dettaglio
L’Old fashioned è un pre-dinner, ma si può anche gustare come after dinner….e può anche sostituire il vino come drink da accompagnare alla vostra cena

Consigli
Se bevuto d’estate cercate di toccare il bicchiere solamente quando dovete bere il cocktail. La temperatura della mano a contatto col bicchiere lo riscalderebbe e il ghiaccio si diluirebbe troppo velocemente, rovinando il drink.
Un cubetto di ghiaccio in più d’estate non fa male, d’inverno invece ne basterebbero anche 3…più ghiaccio mettete più in fretta si raffredderà il cocktail.
C’è chi prepara l’Old fashioned versando 6 o addirittura 7.5 cl di bourbon. Non supererei mai i 5cl, piuttosto fatevene 2 !!!
Provate a fare il vostro old fashioned con diversi tipi di bourbon. Noterete che cambierà in modo radicale il profumo e il gusto
C’è chi preferisce utilizzare il Rye whiskey o il whiskey canadese.
Con un bourbon discreto potete comunque fare un ottimo old fashioned. Ma con il bourbon giusto il risultato può essere davvero eccellente

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Old Fashioned nella Letteraura
Cheever. Più volte citato nei racconti dello scrittore americano questo cocktail vi trascinerà nei salotti americani in compagnia dei protagonisti, delle loro aspirazioni, dei loro tormenti

Old Fashioned nella cultura popolare
Mad Men
Fra tutti i cocktail che vengono bevuti nella serie di Matthew Weiner l’Old fashioned è sicuramente quello che ha lasciato il segno. Impossibile non associare il drink a Don Draper, che in un episodio prepara un old fashioned alla sua maniera (pestando la frutta e abbondando con l’acqua)

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Cosa ascoltare 
Mumford and Sons, Ray Charles, Giovanni Allievi, Madmen Soundtrack

Curiosità

Nel film Crazy, Stupid, Love Ryan Gosling prepara un Old Fashioned ad Emma Stone, fa parte del suo rituale per sedurre le ragazze. Nella pellicola sembra funzionare,  nonostante l’attrice sostenga che non sia il suo drink preferito…ne beve due di fila.

L’old Fashioned è anche citato nel musical di Broadway del 1940,  Panama Hattie . Nella canzone Make it Another Old-Fashioned, Please la cantante chiede un doppio Old Fashioned, senza ciliegia, senza arancia, senza bitter..insomma…Straight🙂

“At the inn that evening, the Hartleys came into the bar before dinner and sat at a wall table. Mrs. Hartley and her daughter drank tomato juice, and Mr. Hartley had three Old-Fashioneds. He gave Anne the orange slices and the sweet cherries from his drinks.”
The Hartleys, Cheever

Make it Another Old-Fashioned

Since I went on the wagon, I’m certain drink is a major crime
For when you lay off the liquor, you feel so much slicker
Well that is, most of the time
But there are moments, sooner or later
When it’s tough, I got to say, love to say … Waiter

Make it another old-fashioned, please
Make it another, double, old-fashioned, please
Make it for one who’s due to join the disillusion crew
Make it for one of love’s new refugees

Once high in my castle, I ran to you
And oh what a castle, built on a heavenly dream
Then quick as a lightning flash, that castle began to crash
So, make it another old-fashioned, please

Leave out the cherry,
Leave out the orange,
Leave out the bitters
Just make it straight, right

Il Blu è un colore caldo

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La Vita di Adele è un bellissimo film e la Graphic Novel da cui è tratta la pellicola non è da meno. Purtroppo in Italia se n’è parlato spesso, se non solamente, per le scene di sesso, ma ci sarebbe tanto di cui parlare. Le differenze fra le due opere sono molte, ad iniziare dal nome della protagonista: Clementine nella Graphic Novel e Adele nel film.

Uno degli aspetti interessanti della pellicola  sono le due vite di Adele (o i due capitoli come nel titolo completo “La vita di Adele, Capitoli 1 & 2)
La vediamo alle prese in situazioni simili, prima e dopo essersi innamorata di Emma. Le manifestazioni (contro il governo la prima, il Gay Pride la seconda), l’incontro con gli amici all’indomani di un appuntamento amoroso, il sesso.
La Clementine del libro invece ripercorre tutti i passaggi di una ragazza che scopre la propria omosessualità, e le conseguenze principali che ciò comporta vivendo in provincia, negli anni 90. Nonostante tutti gli stereotipi del tema trattato,  l’autrice riesce a non essere mai banale, fino alla fine. I finali delle due opere sono comunque totalmente differenti. Strano, infine, che si impieghi meno tempo per leggere il libro che per vedere il film.

Li consiglio entrambi, ma do 5 stelle solo alla graphic Novel e alle protagoniste della pellicola. Al Film invece ne do 4, di stelle, nonostante mi abbia fatto scoprire questa bellissima canzone

L’Apparenza Inganna

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L’apparenza inganna, ma non nel cinema italiano, dove basta vedere la locandina di una pellicola e leggere i nomi del cast per capire già che film stai per vedere. Perché i film italiani, sembrano tutti gli stessi. Gli attori non recitano, mettono in scena i propri tic. Marchette che vengono riproposte per intere decadi, a variare è solamente il contesto, come nel gioco delle 3 carte. Un po’ di Scamarcio di qui, una Mezzogiorno di là, un tocco di Silvio Orlando..etc etc

 

Perché uno dovrebbe preferire andare al cinema per vedere un film italiano piuttosto che restare comodo sul divano e rivedere lo stesso film, con un titolo diverso? A meno che non sia un film di Zalone. American Hustle è la pellicola che spiega meglio di qualsiasi critico cinematografico, antropologo (o blogger) quello che intendo: il degrado della recitazione nel cinema italiano. Tutti gli attori, da Amy Adams  a Louis C. K. , senza dimenticare la superlativa Lawrence, interpretano dei personaggi che si discostano totalmente dai ruoli che hanno sempre interpretato o che li hanno resi famosi. Si rimettono  in discussione e lo fanno benissimo.

 

Non è un caso che i riconoscimenti, importanti vadano ai film italiani che invece portano sul grande schermo la cruda  realtà delle società e  delle città italiane, mostrandole così come la conosciamo, spietate, senza inganno. Santo Gra e La grande bellezza. Entrambi ambientati in una pazza Roma. Bisognerebbe anche analizzare un altro aspetto. Il ridicolo incasso che queste pellicole hanno ottenuto ai botteghini italiani. Mi piacerebbe dire che questa è un’altra storia, ma in effetti è il problema principale. Gli italiani non vanno a vedere i film italiani al cinema, e in Italia non vengono fatti film che gli italiani vorrebbero vedere al cinema.

 

Nonostante si sprechino parole quali “capolavoro” nelle stesse identiche interviste per gli stessi soliti attori e registi che Fazio ci ripropone da più una decade. Quella ormai è Apparenza, e l’apparenza si sa, spesso, inganna.

 

Un (nuovo) Miracolo italiano

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Comprare dei libri da cui è tratta una serietv che ti piace non sembrerebbe niente di complesso e oneroso. In Italia invece lo è.

Dopo aver visto la prima stagione di Game of Trhones (Il trono di spade) nel 2011 ho iniziato a comprare i libri  de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R Martin da cui è tratta la serie. Se avessi acquistato i libri nuovi avrei speso più di 110 euro, e mi mancherebbe ancora l’ultimo libro, perché non è ancora stata pubblicata in edizione economica.
Per capire in che ordine leggere i libri mi sono dovuto rivolgere ad un amico, perché altrimenti dai libri  è impossibile capire l’ordine cronologico, la Mondadori non  ha giudicato quest’informazione rilevante, quindi o hai un amico nerd, o cerchi le informazioni su Wikipedia

Ogni volta che facevo un giro in libreria e volevo comprare un altro libro di questa saga impiegavo  sacco di tempo per capire quale titolo avevo già acquistato. O li compri in blocco o devi andare in giro  con la stampa della pagina di wikipedia che contiene queste informazioni

L’alternativa sarebbe acquistare i 5 libri in lingua originale, spendendo meno di 1/3. 32 euro.

5 libri sono quindi diventati 12, con dei titoli e copertine assurde scelte dalla casa editrice. Una specie di moltiplicazione del pane e dei pesci quello attuato dalla Mondadori

Un (nuovo) Miracolo italiano

Addio Don Draper

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Vivevo in affitto in un monolocale, non ero ancora padre, dopo aver letto un articolo su Internazionale ho iniziato a vedere MadMen. I personaggi, la sceneggiatura, la cura dei dettagli, gli argomenti trattati. Non avevo mai visto una serie tv americana del nuovo millennio, e restai davvero impressionato. Sono passati 5 anni da allora.
Ho cambiato auto, lavoro, ho girato per l’Italia per fare delle gare con il cubo di Rubik. Ho comprato casa, mio figlio l’anno prossimo inizierà la scuola, quest’estate a Giugno ho visto la sesta stagione di MadMen, serie tv che andrà in onda fino al 2015

Ci sono serie che ti accompagnano settimanalmente per 6/7 anni (o 6/7 settimane se opti per il Binge Watching estremo). Quando un personaggio di una serie tv muore non è come quando muore il personaggio di un film. Non lo conosci da un paio di ore, lo conosci da anni. Lo hai visto sullo schermo almeno per 60 ore, non per 80 minuti. E’ come se facesse parte della tua vita, uno di famiglia. Nate Fisher (Six Feet Under), Omar (The Wire), Tony Soprano, solo per citare i primi che mi vengono in mente.

Da due settimane è finito Breaking Bad. Ho  aspettato un anno per conoscere il finale di questa che resterà per sempre una delle migliori serie tv mai realizzate. Adesso che è finita è quasi impossibile riempire il vuoto che ha lasciato. Ho provato a rimediare iniziando a guardare altre serie: Sleepy Hollow, Agent of S.H.I.E.L.D. Il risultato è che mi sono totalmente annoiato.
Nel frattempo hanno preso il via le nuove stagioni di Sons of Anarchy, Homeland, Person of Interest, The Walking Dead. Ma niente, il tuo pensiero vola  sempre ad Albuquerque, nella tua testa continui a sentire Brian Cranston dare la voce a Walter White/Heisenberg. Devi fartene una ragione, Breaking Bad è finito. Va bene, ma la prossima primavera riprenderà Mad Men. Ci sono ancora 14 episodi per conoscere il finale di questa serie. Questa volta, però non ti devi fare cogliere impreparato. Ripensa alla sigla iniziale. Un uomo precipita. Il lutto inizia da ora.
Quindi, considerando che non tutti sanno come si conclude Breaking Bad (lungi da me lo ‘spoiling’), Addio Don Draper.